A volte le persone sono solo delle porte, dei passaggi. Tu per me, io per te. Anche gli sconosciuti, ogni incontro è una porta, un’occasione in cui trovare degli elementi di crescita”
(Il giorno in più – Fabio Volo)
Ringrazio tutti quelli che ho avuto accanto nel mio viaggio durante l’ultimo anno. Vi sono grata perché mi aiutate a essere ogni giorno un po’ migliore. Insieme a voi ho percorso un tratto di strada non indifferente.
Eppure non basta, non è ancora sufficiente. Volendo, ci si potrebbe anche accontentare di vivere di rendita. E invece, ho bisogno di spingermi un pezzetto più in là, di oltrepassare la mia zona di sicurezza.
Per salvarti la vita devi uscire da qua
devi lasciare la vecchia strada e fare un passo più in là
la direzione nuova la devi scegliere tu
per salvarti la vita devi rischiare di più
(Mayday – Francesco De Gregori)
Giugno anomalo. Sembra tanto il primo scorcio di un fresco e scolastico settembre, e questo, almeno, non mi spiace più di tanto. Così, quasi con un certo sollievo, ripiego. Mi rinserro in me stessa.
L’anima giace in terra, ridotta in una miriade di minuscoli pezzettini. Come un marciapiede che resta coperto di coriandoli e tristemente abbandonato a se stesso la mattina dopo l’ultimo giorno di Carnevale, i primi di febbraio.
Sono i mille di brandelli che rimangono di me. Dilaniata e maltrattata dalle molte infernali bufere degli ultimi mesi.
Sopravviverò anche a questo, forse. Qualcosa m’inventerò per restare a galla.
La vita non è qualcosa cui si possa dare una risposta oggi. Bisogna godere del processo dell’attesa, del processo del divenire ciò che si è. Non c’è niente di più delizioso che seminare dei fiori senza sapere che specie di fiori nascerà”
(Milton Erickson)
Intanto però, niente frasi fatte, per favore. Niente stucchevole buonismo, nessun facilone ed evanescente ottimismo. Non da chi vive da separato in casa coi suoi propri demoni personali, e intanto magnifica l’altrui scomodo e stonato coraggio con parole pettinate.
Ché tutto questo suona (neanche troppo vagamente) come una beffarda e amara presa per i fondelli. E scusate il francesismo.
Il coraggio costa sempre. E non paga con altrettanta frequenza, purtroppo.
Perciò, da oggi fino a data da destinarsi, esigo e pretendo di lasciar sfogare la me spietatamente disincantata ed onestamente insoddisfatta. Quella che non ci sta a sentir dire che “tutto il mondo è una merda, gli uomini sono tutti bastardi ed io sono una ragazza eccezionale tragicamente incompresa da chiunque”. No grazie, non accetto questo gioco al massacro.
Nel mondo c’è abbastanza schifo, e gran parte degli uomini non si distinguono per pensieri particolarmente complessi, ma il bene esiste. C’è, se posso toccarlo e vederlo.
E allora sai che ti dico? Ti dico che finché la pancia, le viscere e la testa mi faranno sentire, nel bene e nel male, non mi accontenterò e non mi arrenderò.
Voglio esigere per me il buono e il bello. E non so se avrò la fortuna di trovarli e riuscire ad afferrarli saldamente. L’importante è sapere che posso riuscirci.
Ma per ora, ogni mattina devo inventarmi un nuovo giorno. Dargli un senso, anche se stancamente. E trovare un senso a ciò che mi tiene legata a questi luoghi, che non mi consente la fuga che vorrei.
Tanto tempo fa, Acquario Coraggioso partì per i confini dell'universo in cerca di sballo, solleticamenti esotici e suggerimenti per il futuro. Immagina la sorpresa di Acquario Coraggioso quando l'affascinante orco che faceva la guardia al ponte sull'abisso gli disse: "Stai andando nella direzione sbagliata! Lo sballo, i solleticamenti esotici e i suggerimenti per il futuro che cerchi sono nella direzione da cui vieni. Anzi, si trovano nel posto da cui sei partito". Che fare? Il consiglio dell'orco gli aveva confuso le idee. Ma Acquario Coraggioso, un avventuroso sperimentatore, pensò: "Forse devo fare quello che mi ha consigliato l'orco. Che c'è di più sperimentale e avventuroso che cambiare idea?"
(Tratto dall’oroscopo di Rob Brezny)
(Re) inventare giorno dopo giorno una mia, personalissima, via di fuga. Ogni volta diversa, improvvisa e inattesa, per regalarmi quello spiraglio di luce di cui ho bisogno.
Tornare alla radice dell’essere perché in fondo è esattamente quello che sono destinata a diventare.
Tornare alla mia radice per risolvere tutto ciò che restava di incompiuto. Tutto ciò che andava fatto già molto tempo fa.
Tornare alla radice perché solo così si può essere sicuri di non lasciare tracce.
Tornare indietro per capire e compiere quello che mi impediva di andare avanti realmente.
Tornare indietro, per sperare che un altro Nicola bussi alla mia porta, prima o poi.
Tornare indietro per allenarmi a riconoscerlo ed accoglierlo, semmai il caso mi regalerà un’altra istantanea ed inspiegabile complicità così.