venerdì, 23 ottobre 2009
author: shadysun @ 14:41
category: a volte ritornano, visione dinterni
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Casa era un po’ meno mia, oggi.

Il suo odore, i suoi luoghi, le sue distanze.

Tutto mi era un po’ estraneo, stavolta. Per la prima volta, probabilmente.

 

Il passato è una terra straniera, ed i tuoi occhi sono un gelido mare dagli abissi ostili, in cui per nulla al mondo vorrei dovermi immergere, oggi. Ma tanto, il gelo me lo porto nelle ossa ormai da un po’, e non fa più tutta questa differenza, ormai.

 

Ho provato a stare bene, illudendomi che da lì avrei potuto ricominciare. Ho provato, e fallito miseramente.

 

Le tue spalle. I capelli, la voce. Come lavarli via dal sangue?

Improponibile, semplicemente.

 

Conviverci, forse? Dividere le stanze dell’anima con il tuo fantasma fino a data da destinarsi?

 

Getto la spugna, abbandono ogni difesa, e magari ci provo davvero.

Dividere le stanze dell’anima con il tuo fantasma escogitando qualche piccola astuzia per minimizzare il disagio.

 

Magari, trascorrere meno tempo possibile in quelle stanze, finché lo sgradito ospite non deciderà di andarsene.

Fare le ore piccole, dormir fuori casa magari. Tutto pur di non doverlo incrociare sulla mia strada di ritorno.

 

Smarrirmi il più lontano possibile.

 

E dopo?

 

Con che occhi guarderò casa?

 

La lingua dell’ anima tornerà alla memoria perfettamente vivida e nitida , o si dissolverà nel vento?

 

Nel dubbio, esco subito.

E spero di perdere la strada di casa al primo colpo.

 

venerdì, 18 settembre 2009
author: shadysun @ 15:22
category: a volte ritornano, visione dinterni
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Mi sembra di sentirlo anche da qua, il fragore del tuo sorriso, e davanti a quello, anche volendo, cosa posso dire, io?

Potrei mai riuscire a rispondergli adeguatamente?

Inutile anche provarci, ovviamente.

Eppure, il pensiero che ci sei, che esisti, anche se in qualche universo disperso e lontano (magari neanche troppo) da me, mi rassicura.

Sapere che da qualche parte esisti, mi dà un senso profondo di giustizia.

Di inevitabile, direi.

Anche a dispetto dei miei giorni che poi così inevitabili non sono. E da un po’, ormai.

 

La realtà è la droga da cui ho un disperato bisogno di dipendere.

Mi sforzo.

Ci provo con tutta me stessa.

Me ne voglio convincere profondamente, e spero di riuscirci davvero, un giorno (magari neanche troppo lontano).

 

Tutto, pur di elaborare il lutto.

Quelle ciliegie.

La pioggia.

Il tuo odore.

 

Click.

 

Stop.

domenica, 06 settembre 2009
author: shadysun @ 13:10
category: a volte ritornano, visione dinterni
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C’è un lutto da elaborare, ma non posso vestirmi di nero.

C’è un lutto elaborare, un funerale da organizzare e contemporaneamente un arrivo da preparare.

E tu in tutto questo mi dici ANCHE di stare calma?


Dici che sono io quella fissata?

Il problema NON è armarsi di pazienza, cocciutaggine e coraggio quando si sa di dover fare, tutte in una volta, le pulizie d’autunno e primavera.

L’assurdità sta piuttosto nel fatto che chi si ostina a ignorare la necessità di tali pulizie abbia la pretesa di insegnare all’altro disinvoltura e menefreghismo. E invece l’unica cosa che dovrebbe fare è cercare di imparare almeno un po’ di cocciutaggine e coraggio.


La bufera impazza.

Quando finirà e cosa ne sarà dei sopravvissuti non è dato saperlo, né tantomeno immaginarlo, oggi.


Ma la contadina è paziente. Stringe i pugni e condivide il suo letto e le sue giornate con il buio ignoto. Una notte dopo l’altra, un giorno dopo l’altro.

A volte piange, altre cerca di sorridere. A volte ha paura che non verrà mai la fine della notte. Altre ha la sensazione che l’alba n on sia poi così lontana.

Ma un pensiero non la abbandona mai mentre attraversa le tenebre. I suoi semi sono buoni, e sa che quando verrà il momento, preparerà il terreno ad accoglierli con tutta la cura e l’amore di cui è capace.


E allora, anche se il raccolto sarà avaro, in qualche modo si farà.

domenica, 23 agosto 2009
author: shadysun @ 17:19
category: visione dinterni
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Slaccia i miei sandali. Io intanto penserò a baciarti.

Le trecce non disfarle. Lascia che sia la tua piccola indiana.

Poi occupati del mio vestito, e anche della sottoveste. Fai volare tutti e due a terra senza troppi complimenti.

Di quel che resta fai pure ciò che preferisci. Mi fido ciecamente.

Io intanto ti sbottono la camicia, e ti bacio. Ti bacio e continuo a sbottonare.

Mi stringi i fianchi e non ricordo neppure più di quando erano per me fonte d’imbarazzo. Di quando la mia generosità era fonte d’imbarazzo per me. Li accarezzi, e in quell’istante c’è soltanto la straordinaria armonia che riescono a creare tra noi.

Le tue mani sul collo e i baci sulle spalle. La pelle sotto il tuo tocco crepita e s’incendia. Transita corrente tra noi.

Poi una cascata di sensazioni mi travolge. Vertigine e stordimento. Come anestetizzata. I sensi ovattati.


Domani è fuori dalla porta. Qui dentro per adesso c’è solo l’oggi. Quando ci sveglieremo sapremo com’è andata a finire. Avrà deciso di aprire quella porta?

venerdì, 21 agosto 2009
author: shadysun @ 00:57
category: a volte ritornano, visione dinterni
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Gelato gusto cioccolato fondente (Buonissimo. Ti va di assaggiare?) / Anche la pelle sembra cioccolato / E il vestito bianco panna soffice.


I passi di un paio di sandali / Un paio di ombre lunghe su una strada deserta / Si trovano, si vengono incontro. Iniziano a camminare insieme (Una destinazione ignota per due sguardi complici e compiaciuti)


Facciamo un gioco. Chiudi gli occhi e prendimi la mano. Lasciati guidare (Adesso guarda. Senza fiato, vero?) / Ora è il tuo turno. Guidami tu. (Dove mi porti? Non dirmelo. Lascia che sia una sorpresa. Io adoro le sorprese)


Il tuo sguardo sulla mia anima / Le tue mani su di me. La tua bocca ovunque / Baci. Carezze. Deliziosa vertigine (Dovrei controllare qualcosa, o forse tutto. Ma per fortuna non mi dai neanche il tempo di pensarci)


Spogliata degli anelli e degli orecchini, per una volta / Per sempre denudata dei soffocanti vestiti dell’impietosa ragione / Un tessuto fastidioso come la lana a contatto con la pelle.

 

L’anima è come la luna. C’è una parte in ombra. Istintiva, eppure cremosa / Selvatica e sconosciuta / E se la scoprissimo insieme?

lunedì, 17 agosto 2009
author: shadysun @ 22:36
category: visione dinterni
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Un amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci (Elbert Hubbard )

Ero in macchina di ritorno dal viaggio. E ho pensato che se avessi dei figli, mi piacerebbe un sacco l’idea di farveli conoscere.

Vi adoro e vi guardo con orgoglio. Fiera di voi e della cosa meravigliosa che stiamo costruendo insieme.

Ogni persona che entra nella tua vita è un dono e ne devi esser grata. Non sempre però un dono risponde ai tuoi bisogni. Non sempre è quello che ti serviva per esser felice.

Il nostro incontro è un dono più dono degli altri. E’ un privilegio. E’ speciale, e raro e prezioso.

Perché ogni esperienza è un’occasione per crescere e arricchirci l’uno con l’altra. Tutto è cibo per l’anima. Le risate, gli sguardi increduli di sbigottimento e le animate cene.

Ogni cosa è preziosa per impararvi meglio. I discorsi sul concetto letterario di arte, come pure certi assurdi filmati trash e le discussioni sull’influenza delle costrutti sociali nei rapporti di genere.

Ecco perché se avessi dei figli ve li farei senz’altro conoscere. Con la speranza neanche troppo segreta che vi piacciate reciprocamente un bel po’.

Se fossi madre, vorrei che i miei figli facessero tesoro di almeno un pezzettino dell’anima di ognuno di voi.

La caparbietà e la passione per la Merini del Consigliere Scorpione, la sensibilità e l’ironia del Felliniano Antispecista. La serenità della Ricciola Artista ed il suo senso del bello, la pacatezza e il romanticismo di Misia. L’intelligenza del Compagno Calciatore e la sua capacità di seminare dubbi e mettere in discussione. La scientifica ostinazione della Riccia Astronoma.

Se fossi madre, augurerei ai miei figli degli amici voi.

martedì, 11 agosto 2009
author: shadysun @ 23:06
category: visione dinterni
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A quale parte di me devo rinunciare, per perdermi nel tuo abisso?

E se invece non dovessi lasciar andare nulla, ma piuttosto correre incontro a qualcosa, qualcuno, di nuovo, e abbracciarlo?

 

Spogliarsi di quel vestito intessuto di ostinata innocenza, del turchese orecchino razionalista e di quei sandali impudenti e sfacciati.

Correre scalza. Perdersi in una lussureggiante e abbagliante distesa di girasoli.

Attendere il tuo arrivo sdraiata in quel giallo sfolgorante, ad osservare le pigre e  sonnacchiose nuvole leggere.

 

Vuoi darti tutto. Mi vuoi tutta.

Non so se ce la faccio.

Bugia.

 E’ che non so se ti conviene.

 

Giochiamo? Se giochi, gioco con te.

 

Ecco il foglio bianco. Qui ci sono le matite colorate.

Vediamo un po’ che riusciamo a inventarci.

Potremmo scoprirlo insieme, se ti va.

Proviamo?

 

“Cerca di capire cosa ti serve per essere l’opposto di quello che sei, suggerisce lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi, autore del libro Creativity: flow and the psychology of discovery and invention. Il suo consiglio riflette una della sue teorie su come entrare in sintonia con il tao, cioè al top o allineati con il grande flusso cosmico. Che puoi fare per diventare l’opposto di quello che sei, Acquario? Secondo la mia lettura dei segni astrali, le prossime settimane saranno il momento ideale per rifletterci. Se cercherai di scoprire le parti segrete e ancora sconosciute di te, ti accorgerai con piacere che potrai entrare in sintonia con il ritmo vitale”

 

La mia anima è come un pozzo di cui riesco appena a intravedere le profondità. Ancora sconosciute e oscure, perlopiù.

Tu potresti essere la preziosa lampada utile a illuminare questi fondali.

E allora ti va di inabissarti con me?

giovedì, 02 luglio 2009
author: shadysun @ 11:56
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Questi giorni sono fatti di empatie quasi telepatiche.

E di sogni criptici eppur profetici.

 

Il Vaso di Pandora è scoperchiato.

La frizzosa bottiglia è stappata.

Venga pure a galla tutto quello che in passato non ho avuto il coraggio di bermi tutto d’un fiato.

 

Ho deciso di lanciarmi. E senza alcuna rete di protezione.

Vada come deve. Come può.

Mi fido del corso delle cose.

 

Le cose succedono.

Se devono.

E’ questo che è difficile da digerire. Ma d’altronde ci sono alternative, forse?

 

C’è una bambina in lacrime sulla soglia di casa.

La saluto e vado via. Senza voltarmi.

 

Vado incontro al buio, qualsiasi cosa sia.

 

“Hai mai provato il desiderio irrefrenabile di rinnovarti? Sai che significa essere tormentati dalla voglia insaziabile di cambiare vita? So per esperienza che questa sensazione può essere cupa e opprimente. Ma vorrei dirti che può essere anche una grande fortuna. Paradossalmente, per trasformarla in un dono basta vederla come un dono. Perciò, Toro, il tuo compito sarà quello di considerare il tuo doloroso bisogno di cambiamento come una grande benedizione. Se lo farai, potrai compiere magie che non riesci neanche a immaginare”

(Dall’oroscopo settimanale di Rob Brezny)

 

Le cose vanno come devono.

Sempre.

Qui sta lo strazio.

 

 

La privazione è la massima espressione del piacere?

Non lo so ma le stelle cadono e qualcuna arriverà quaggiù.

(Filippo Timi)

 

Eppoi, all’improvviso, guardandomi i piedi ho avuto un’illuminazione.

E se provassi a giocare con dritto e rovescio?

 

E se gli ingombranti piedi mi fossero stati donati per tenermi ben agganciata alla solida terra mentre la me visionaria precorre di gran lunga i tempi che vive? E comunque i piedoni tornano senz’altro utili per macinare chilometri su chilometri.

 

Le mani paffute non possono magari essere estremamente carezzevoli ed amorevoli, in cucina, così come nei rapporti?

 

La chioma lussureggiante e ingovernabile non può forse assecondare meglio l’indole turbolenta e impaziente di sempre nuovi cambiamenti della testa che la ospita?

 

E l’ostinata latitanza di nuovi Sguardi Randagi non può magari servire a far pulizia nell’anima e nella testa, nella pancia e sulla pelle, di tutto ciò che è superfluo, di tutto quello che appesantisce inutilmente? L’essenza è nello sguardo. Sempre, Sta tutta nella forza con cui sei capace di sostenere occhi altrettanto impegnativi parlando loro con tutta l’onestà possibile.

 

“Preferisco il lato oscuro delle cose”, dice l’attrice Janeane Garofalo. “Per me il bicchiere è sempre mezzo vuoto. E incrinato. Mi taglia il labbro e mi spezza un dente”. Ti consiglio, Acquario, di evitare un atteggiamento simile nei prossimi giorni. Secondo la mia analisi dei presagi astrali, la realtà sarà più malleabile del solito e assumerà la forma delle tue aspettative. Perciò, Acquario, sforzati di vedere un bicchiere elegante, intatto e mezzo pieno di una bevanda squisitamente salutare.

(Dall’oroscopo settimanale di Rob Brezny)

 

lunedì, 29 giugno 2009
author: shadysun @ 00:23
category: a volte ritornano, visione dinterni
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Amica pioggia. Essenza e sostanza della mia anima impastata di sole e vento.

Mi crogiolo compiaciuta nel fresco frizzoso di questa sera. Come se stesse per iniziare un nuovo anno di scuola, e fa niente se la scuola (haimè) l’ho salutata da un po’ di anni, ormai.

 

Mi chiedo cosa lascerà

l’estate dopo il suo rumore

dopo un’attesa così lunga per raggiungerla

non sembra mai così speciale

Ti chiamerò solo se chiamerai

e ci sarò solo se ci sarai

Crepuscolari come le illusioni

svanito il giorno solo cattivi pensieri

il ricordo di un’estate che si arena sulla spiaggia

come collanine rotte sulla sabbia

rivivere il ritorno come cambiamento

la partenza come senza ritorno

alla fine dell’estate ti rimane dentro

il sapore delle libertà che in fondo hai scelto

(Crepuscolaria – Otto Ohm)

 

 

Odore di bufera mentre friggi dall’impazienza di nuovi inizi. Testardamente inseguiti (pochi, in realtà), obbligati (svariati) e/o vitali con annesso strazio (la gran parte, haimè).

 

Sono sul fondo e scavo ancora

Sono giù

Lasciami stare non ci pensare

Comunque vada lascia che la pioggia cada su di me

Lasciami stare non mi fermare

Se nei tuoi occhi c'e' riflessa la mia stessa strada

Lasciami andare non ti voltare

Questo dolore e' necessario per capire

E sarò certo che sono stati giorni veri

Perso nel ritmo strano del rumore dei miei pensieri

(Cose difficili Casino Royale)

 

Rinascere dalle proprie ceneri o rimanere tale per sempre. 

E nel farlo, sentirsi addosso tutto il dolore, la fatica e lo strappo di un vero e proprio parto. Perché immagino che quando entri nella sala destinata al travaglio non ti sia dato sapere quanto durerà, quanto ci vorrà per far nascere (e rinascere) a nuova vita.

 

Viscere strappate. Letteralmente. Perché è l’Assoluto che devi partorire.

Non c’è più tempo, non puoi più aspettare.

Anche se fa male, anche se via via che il lieto evento si avvicina ti prende una fifa pazzesca e, per assurdo, vorresti tenertelo dentro, Assoluto o figlio che sia (ché poi fondamentalmente hanno la stessa natura, eh)

 

Anche se non è come vuoi tu rimane tutto dentro al cuore

Ora la senti suona ancora

Non si perde mai

Non muore mai

Rimane tutto il suo calore

Ora la senti scalda ancora

E non è vero che si sceglie

Non è vero che si scioglie

Musica di musica

Resta tutto dentro al cuore

Musica di musica

Per questo mi fa male

(Musica di Musica – Giuliano Palma)

 

C’è una foto che dice più di mille parole.

Diversa da tutte le altre, lascia appena intravedere un nuovo germoglio.

Come la breccia in un muro  che ti fa assaggiare un cielo che sa di infinito. E allora ti prende una voglia irrefrenabile di abbattere la fastidiosa cortina che ti separa dall’Assoluto per godertelo appieno, per vivertelo tutto, da cima a fondo.

 

E questo lampo, apparentemente impercettibile e irrilevante, ti dona un’assolata e paciosa  consapevolezza.

Sensazione di pelle che dà senso, istantaneamente, alle future buie traversate in mare aperto. Perché ce ne saranno tante altre, questo è sicuro.

Ma se al di là di quel muro sbrecciato c’è ad attendermi l’Assoluto , nessun dolore è in fondo insopportabile.

venerdì, 26 giugno 2009
author: shadysun @ 12:15
category: visione dinterni
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A volte le persone sono solo delle porte, dei passaggi. Tu per me, io per te. Anche gli sconosciuti, ogni incontro è una porta, un’occasione in cui trovare degli elementi di crescita”

(Il giorno in più – Fabio Volo)

 

Ringrazio tutti quelli che ho avuto accanto nel mio viaggio durante l’ultimo anno. Vi sono grata perché mi aiutate a essere ogni giorno un po’ migliore. Insieme a voi ho percorso un tratto di strada non indifferente.

Eppure non basta, non è ancora sufficiente. Volendo, ci si potrebbe anche accontentare di vivere di rendita. E invece, ho bisogno di spingermi un pezzetto più in là, di oltrepassare la mia zona di sicurezza.

 

Per salvarti la vita devi uscire da qua  

devi lasciare la vecchia strada e fare un passo più in là

la direzione nuova la devi scegliere tu

per salvarti la vita devi rischiare di più  

(Mayday – Francesco De Gregori)

Giugno anomalo. Sembra tanto il primo scorcio di un fresco e scolastico settembre, e questo, almeno, non mi spiace più di tanto. Così, quasi con un certo sollievo, ripiego. Mi rinserro in me stessa.

L’anima giace in terra, ridotta in una miriade di minuscoli pezzettini. Come un marciapiede che resta coperto di coriandoli e tristemente abbandonato a se stesso la mattina dopo l’ultimo giorno di Carnevale, i primi di febbraio.

Sono i mille di brandelli che rimangono di me. Dilaniata e maltrattata dalle molte infernali  bufere degli ultimi mesi.

Sopravviverò anche a questo, forse. Qualcosa  m’inventerò per restare a galla.

 

La vita non è qualcosa cui si possa dare una risposta oggi. Bisogna godere del processo dell’attesa, del processo del divenire ciò che si è. Non c’è niente di più delizioso che seminare dei fiori senza sapere che specie di fiori nascerà”

(Milton Erickson)

 

Intanto però, niente frasi fatte, per favore. Niente stucchevole buonismo, nessun facilone ed evanescente ottimismo. Non da chi vive da separato in casa coi suoi propri demoni personali, e intanto magnifica l’altrui scomodo e stonato coraggio con parole pettinate.

Ché tutto questo suona (neanche troppo vagamente) come una beffarda e amara presa per i fondelli. E scusate il francesismo.

 

Il coraggio costa sempre. E non paga con altrettanta frequenza, purtroppo.

 

Perciò, da oggi fino a data da destinarsi, esigo e pretendo di lasciar sfogare la me spietatamente disincantata ed onestamente insoddisfatta. Quella che non ci sta a sentir dire che “tutto il mondo è una merda, gli uomini sono tutti bastardi ed io sono una ragazza eccezionale tragicamente incompresa da chiunque”. No grazie, non accetto questo gioco al massacro.

Nel mondo c’è abbastanza schifo, e gran parte degli uomini non si distinguono per pensieri particolarmente complessi, ma il bene esiste. C’è, se posso toccarlo e vederlo.

E allora sai che ti dico? Ti dico che finché la pancia, le viscere e la testa mi faranno sentire, nel bene e nel male, non mi accontenterò e non mi arrenderò.

Voglio esigere per me il buono e il bello. E non so se avrò la fortuna di  trovarli e riuscire ad afferrarli saldamente. L’importante è sapere che posso riuscirci.

Ma per ora, ogni mattina devo inventarmi un nuovo giorno. Dargli un senso, anche se stancamente. E trovare un senso a ciò che mi tiene legata a questi luoghi, che non mi consente la fuga che vorrei.

 

Tanto tempo fa, Acquario Coraggioso partì per i confini dell'universo in cerca di sballo, solleticamenti esotici e suggerimenti per il futuro. Immagina la sorpresa di Acquario Coraggioso quando l'affascinante orco che faceva la guardia al ponte sull'abisso gli disse: "Stai andando nella direzione sbagliata! Lo sballo, i solleticamenti esotici e i suggerimenti per il futuro che cerchi sono nella direzione da cui vieni. Anzi, si trovano nel posto da cui sei partito". Che fare? Il consiglio dell'orco gli aveva confuso le idee. Ma Acquario Coraggioso, un avventuroso sperimentatore, pensò: "Forse devo fare quello che mi ha consigliato l'orco. Che c'è di più sperimentale e avventuroso che cambiare idea?"

(Tratto dall’oroscopo di Rob Brezny)

 

(Re) inventare giorno dopo giorno una mia, personalissima, via di fuga. Ogni volta diversa, improvvisa e inattesa, per regalarmi quello spiraglio di luce di cui ho bisogno.

Tornare alla radice dell’essere perché in fondo è esattamente quello che sono destinata a diventare.

Tornare alla mia radice per risolvere tutto ciò che restava di incompiuto. Tutto ciò che andava fatto già molto tempo fa.

Tornare alla radice perché solo così si può essere sicuri di non lasciare tracce.

Tornare indietro per capire e compiere quello che mi impediva di andare avanti realmente.

Tornare indietro, per sperare che un altro Nicola bussi alla mia porta, prima o poi.

Tornare indietro per allenarmi a riconoscerlo ed accoglierlo, semmai il caso mi regalerà un’altra istantanea ed inspiegabile complicità così.